martedì 10 ottobre 2017

ALBANIA

Racconto di viaggio
in Albania

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L’ITINERARIO

01 GIUGNO             PERUGIA - TIRANA
02 GIUGNO            DAJTI NATIONAL PARK
03 GIUGNO            SCUTARI
04 GIUGNO            DRISHTI VILLAGE – MESI BRIDGE
05 GIUGNO           KOMAN LAKE –  GJONPEPAJ
06 GIUGNO           TREKKING NIKAJ MERTUR NATIONAL PARK
07 GIUGNO           LEKBIBAJ – BAJRAM-CURRI
08 GIUGNO           KUKES
09 GIUGNO           DURAZZO
10 GIUGNO           KRUJA
11 GIUGNO           DURAZZO – PERUGIA


MONETA:  
La moneta locale è il LEK e si cambia ovunque, in aereoporto ( cambio svantaggioso ) negli uffici di cambio o semplicemente per strada in alcune zone delle città. Al momento del mio viaggio l'Euro veniva cambiato più o meno a 133.5LEK anche se in aereoporto lo cambiavano a 130LEK. Si può tranquillamente ritirare nei numerosissimi ATM sparsi per le città o anche nell'insediamenti più piccoli, ma il cambio compreso di commissioni è senza dubbio sfavorevole.
C'è da stare attenti perchè gli albanesi traducono la parola CENTO con MILEK abbreviata in MIL. Quindi per noi italiani quando ci chiedono mil lek potremmo essere ingannati tra 100 e 1000. Ma non preoccupatevi, dopo qualche ora vi abituarete e non potrete più confondervi; anche perchè una bottiglia d'acqua non potrà mai costare 1000 lek ( 7€ ).

COSTI:  
L'Albania è un Paese molto economico soprattutto messo a confronto con i Paesi dell'Europa occidentale. Alloggiare in ostello in camerata costa in media 10 euro mentre una doppia costa circa 25/30 euro. In città come Tirana, Scutari e Durazzo la qualità degli ostelli è quella di un ostello internazinale con tutti i confort richiesti. Se scegliete un albergo di bassa categoria dove ad accogliervi c'è la simpatica Megera in camice bianco che no parla assolutamente neppure una parola d'inglese potete spendere anche meno. Allogiando in famiglia tra le montagne albanesi il prezzo scende ancora arrivando fino a 15 euro pensione completa. Per mangiare si spende pochissimo, anche al ristorante, evitando naturalmente le catene internazionali. Nelle Taverne albanesi puoi tranquillamente mangiare un piatti di carne con insalata e una grossa birra per 4/5€
Anche gli spostamenti sono molto economici, considerate di spendere circa 2€ per un'ora di Furgon. La tratta Tirana Scutari costa 400LEK, mentre da Kukes a Durazzo ne ho spesi 500.
Stando attenti ma senza farsi mancare niente si può tranquillamente viaggiare indipendentemente in lungo e in largo per il Paese con un budget inferiore ai 30€ giornalieri.
Fermandosi di più nelle zone rurali e in casa con le famiglie, il budget scende decisamente.

SICUREZZA: 
Il Paese mi è sembrato molto sicuro, nelle città ho camminato per le periferie in autonomia e in alcuni casi sono stato fermato per ricevere un passaggio da qualche automobilista. In un paio di occasioni ho accettato tranquillamente mentre in altre ho preferito continuare a camminare. Durazzo, Scutari e Tirana, le ho viste anche di notte senza alcun problema, non ho mai percepito la minima prova di un reale pericolo. C'è chi mi ha chiesto se la città era sicura fino a tardi, ma non essendo un nottambulo e andato sempre a letto prima delle 23 non potrei confermare la sicurezza della città oltre quest'ora. Comunque i locali di Tirana e di Durazzo sono frequentati fino al mattino dagli europei e dai nordamericani che escono per fare festa.
Nei villaggi del nord tra le montagne, inutile dire che la sicurezza è ancora più marcata.

LINGUA: 
In tutto il Paese si parla l'albanese, una lingua piuttosto indecifrabile per chi l'ascolta per la prima volta. Negli ostelli e nei locali turistici non ci sono problemi con l'inglese anche perchè molti proprietari sono stati a lavorare fuori dal Paese. Per noi italiani la cosa si fa ancora più semplice visto che molti dei ragazzi della mia generazioni sono cresciuti guardando Rai1 e Canale5. E' difficile entrare in un locale albanese e non trovare almeno una persona che non  parli l'italiano.
Nelle zone rurali diventa però più complicato, nelle montagne ho trovato solo un paio di persone con cui poter scambiare due parole d'inglese, il mio contatto Kasteriot di Lekbebaj e il professore d'inglese della scuola secondaria del villaggio. Spesso, ho dovuto intendermi a gesti e con dei disegni fatti in foglietti di carta. Nei piccoli negozietti ti scrivono il conto in cifre su un foglio di carta per non fare troppa confusione. 
TRASPORTI: 
Rimanere a piedi in Albania è molto difficile, c'è sempre una soluzione al tuo problema. Il mezzo di trasporto pubblico più utilizzato nel Paese è senza dubbio il Furgon, dei vecchi mercedes che possono trasportare fino a 15 persone. Sono molto economici e non hanno un orario fisso. Anche se spesso mostrano sul parabrezza l'orario della partenza, nella maggior parte dei casi, non partono finchè non sono pieni. In Albania non ci sono delle stazioni degli autobus vere e proprie, spesso capire da dove partono i furgoni per la tua prossima destinazione è un dilemma, ma chiedere in giro è la miglior cosa, anche perchè spesso il luogo di partenza cambia da un anno all'altro. A durazzo ho trovato invece una stazione leggermente più organizzata. Oltre ai furgon ci sono delle auto private che collegano i piccoli villaggi alle città e viceversa. Non sono taxi, vengono chiamati spesso furgon anche questi, ma sono auto station wagon che possono far salire fino a 9 persone. In un occasione ho preso anche un bus normalissimo che collegava la città di Kukes a Durazzo. Nelle montagne ci si sposta a piedi o con mezzi di sopravvivenza come carretti trainati da cavalli o semplicemente sopra un asino. Per attraversare il lago di Koman che collega Scutari a Fierza ci sono due ferry turistici, mentre per i villaggi intermedi lungo il lago, è necessario salire sul traghetto locale Dragobia. I taxi che sono tantissimi sono molto cari rispetto ai prezzi dei mezzi di trasporto albanesi. C'è poi un treno che collega alcune delle città principali del Paese, ma sono molto lenti, impiegano spesso il doppio di un Furgon. Non ho comunque mai avuto il piacere di poter confermare quanto detto sopra. Per raggiungere l'aereoporto sia da Tirana che da Durazzo c'è una navetta che costa rispettivamente 250LEK e 400LEK. Da e per Durazzo però ci sono poche corse giornaliere mentre da Tirana parte una navetta ogni ora.  L'autostop è molto usato e non è difficile che qualcono si fermi per aiutarti a raggiungere la tua prossima meta.



LA GENTE: 
Mi avevano parlato molto bene degli albanesi e della sua ospitalità, ma non avrei mai pensato di sentirmi così ben accolto fin dal primo momento. Gli albanesi sono veramente un popolo molto accogliente e noi italiani anche in questo caso siamo molto avvantaggiati. Sono stato invitato più volte a prendere un caffè o una bibita insieme da giovani albanesi che naturalmente hanno voluto pagare la mia consumazione. Spesso alla fine di un pasto, il cameriere mi invitava ad una birra gratis o ad un caffè nei peggiori dei casi. Mi sono ritrovato in case rurali ad assaggiare prodotti locali o a bere del semplice caffè, solo perchè stavo passando da quelle parti. In altre occasioni, il bigliettaio del bus, sapendo la mia nazionalità non mi ha fatto pagare il biglietto, mentre nelle montagne, addirittura non mi è stta fatta pagare una notte alla guesthouse solo perchè ero italiano.
Tutti sono curiosi del motivo del tuo viaggio e tutti mi chiedevano cosa ne pensavo del loro Paese e della gente. Un popolo molto rispettoso del prossimo e con molti valori oramai estinti al di là dell'Adriatico.
TREKKING: 
Ero andato in Albania per raggiungere le montagne del nord; le ALPI albanesi. Ma non credevo di assistere a tanta belleza finchè non sono giunto nei villaggi del Parco Nikay-Mertur.
La mia idea era quella di raggiungere la Valle di Valbona per poi proseguire con un trekking fino alla valle di Theth dove avrei effettuato altri trekking locali. Ma un incontro a Scutari ha cambiato piacevolmente tutti i miei piani. Ho lasciato stare quello che gli albanesi chiamano ormai il CIRCUITO COCA-COLA per immergermi nella tradizione locale e visitare i villaggi e le famiglie del parco nazionale di Nikaj-Mertur, al di fuori delle rotte turistiche. Ho fatto base alla guesthouse Cehaja di proprietà del simpatico Kasteriot che mi ha anche aiutato per i trekking lungo il Parco.
Senza il suo aiuto non avrei mai potuto esplorare le zone limitrofe. Ho fatto 3 differenti trekking all'interno del parco. Il primo con destinazione il villaggio di Gjonpepaj lungo un tracciato abbastanza semplice di 4 ore in totale. Il secondo trekking è stato molto impegnativo, raggiungendo le Pietre di Mertur con 8 ore di camminata e un dislivello di circa 1600 metri, mentre il terzo giorno mi sono limitato ad un trekking breve di 3 ore nei dintorni del villaggio di Lekbibaj.
Inutile dire che Kasteriot non mi ha fatto pagare neppure un euro per la sua guida, durante questi tre giorni di trekking. I trekking nei Parchi più famosi di Valbona e di Theth costano invece più o meno 35€ a persona al giorno anche se sembra che da quelle parti i sentieri siano meglio segnalati e che in alcuni casi sia possibili effettuarli da soli, sempre però in compagnia degli altri gruppi di americani e giapponesi.

SI PARTE !!!!!!!!



01 GIUGNO             PERUGIA – TIRANA

Dopo anni di rinvii, finalmente si parte per l’Albania. Saranno almeno 4 anni che avevamo messo l’Albania tra le nostre mete prioritarie, ma c’è sempre stato qualcosa che ci ha fatto saltare il viaggio. Quest’anno, mi sono deciso e adesso è l’ora di conoscere questo Paese. Il volo della ALBAWINGS è puntualissimo ma anche vecchissimo. Raggiungiamo Tirana alle 15.15 e dopo aver scambiato 50€ in aeroporto mi dirigo verso il parcheggio da dove partono i bus diretti in centro città. Il biglietto si paga a bordo; sono 250 LEK e in 30 minuti raggiungiamo il centro cittadino. Con 15 minuti di passeggiata arrivo al BACKPAKERS HOSTEL. Situato in centro, l’hostal è un’ottima base da dove iniziare a conoscere Tirana. La piazza centrale, conosciuta con il nome di SHANDEBERG SQUARE, è un cantiere a cielo aperto, stanno rivalutando la zona e non è possibile visitare il MUSEO STORICO NAZIONALE, che comunque è ben visibile grazie al suo grande mosaico, in stile socialista. Per fortuna, la zona della moschea è libera dai lavori e posso entrare a visitarla con i suoi bellissimi affreschi. Mi siedo in compagnia di un anziano signore e ascolto le sue preghiere rivolte ad Allah. Cambio altri soldi all’entrata della moschea ad un cambio migliore di quello dell’aeroporto e proseguo la visita della città. Dalla moschea mi dirigo verso sud-est raggiungendo il piccolo ponte ottomano conosciuto con il nome di TANNER; percorro boulevard FISHTA che costeggia il fiume LANA e dopo una breve visita alla cattedrale, raggiungo la piramide costruita per ospitare il mausoleo del dittatore comunista Enver Hoxha. Da qui, con pochi passi, si arriva al Check-point, dove è situato un parco che ospita un pezzo del muro di Berlino, un bunker e altre installazioni. Prima di rientrare in Hostal, non posso soffermarmi per alcuni istanti ad osservare la casa che fu di Hoxha. Un ingegnere conosciuto al cancello della casa, mi spiega con il suo scarso italiano, che dietro al casamento c’è una grossa piscina e poi tenta di elencarmi le tecniche di architettura usate per la costruzione dell’edificio. Ma il suo italiano è veramente orribile e non riesco a capire molto. A pochi passi dall’Hostal, su KAVAJES Street mi fermo a degustare una gustosa insalata greca con yogurt e dell’ottima birra alla spina. 



02 GIUGNO            DAJTI NATIONAL PARK

Dopo il pomeriggio di ieri, passato a spasso per il centro cittadino, oggi voglio dedicarmi un po', all’escursionismo. Faccio colazione all’ostello (inclusa) e raggiungo il mercato centrale di Tirana, situato nei pressi della rotonda RUSTEMI. Faccio un giro nel piccolo mercato, abbellito da un paio di edifici dai colori sgargianti. Compro qualcosa per il pranzo e mi dirigo a piedi verso la funivia che porta al Parco Nazionale del Monte Dajti. La funivia incomincia a salire fino a raggiungere l’hotel Panorama, dove un bar, un paio di poveri cavalli e una fantastica amaca, mi aspettano nei pressi della stazione superiore. Come prima cosa, decido di salire per una bella passeggiata fino al Monte Dajti. Impiego circa 2 ore, con pause fotografie, per raggiungere la vetta, lungo un sentiero segnalato. Consumo il mio pranzo seduto su una roccia, gustandomi la vista che mi offre la zona, sull’intera città di Tirana. Ridiscendo lungo il sentiero e ricordandomi dell’amaca, decido di rilassarmi un po'; addirittura mi schiaccio un bel pisolino.  Una volta sceso con la funivia, raggiungo in 5 minuti il Museo BUNKART; esempio di bunker costruito durante il periodo comunista. Nonostante non ci sia scritto nulla nella dettagliatissima guida della BRADT, ero venuto a conoscenza di questo museo grazie ad un COUCHSURFER. Visita da non perdere per entrare a contatto da più vicino con il periodo della dittatura albanese. Rientro in città con un bus locale e faccio altri due passi per andare alla scoperta di altri edifici colorati. In tutta Tirana è possibile ammirare edifici colorati e pitturati da vari artisti albanesi, tutto questo perché il vecchio sindaco della città era un artista ed ha voluto lasciare il segno per le vie cittadine. Tra i più belli, da non perdere quelli nella zona di sheshi uillson, una rotonda circondata da edifici con i colori dell’arcobaleno. Per la cena, carne alla brace con birra per soli €3,40. Faccio due passi in zona fino alle 23.00, poi rientro in attesa della mia prossima destinazione…

03 GIUGNO            SCUTARI

Visto che l’americano sotto il mio letto, russa come un trattore, alle 06.00 sono già sveglio. L’ostello, essendo molto centrale, permette di raggiungere la stazione dei Furgon in meno di 10 minuti a piedi. Raccolgo qualcosa per strada per la colazione e mi dirigo verso la periferia nord-occidentale di Tirana. La stazione dei Furgon è un semplice piazzale polveroso con un paio di furgoni Mercedes e una baracca di legno senza porte e finestre. Mi dicono di salire  che tra 5 minuti si parte, ma io ero già preparato a questo, e conoscendo i miei polli, la prendo con calma e infatti partiamo solo dopo 45 minuti. Orari di partenza non esistono, o meglio esistono ma non vengono presi in seria considerazione. Il biglietto si paga alla fine del viaggio, che dura un paio di ore in direzione nord. Mi faccio lasciare nei pressi dell’ostello MI CASA ES TU CASA, gestito da una simpatica signora di nome Alma. Parla un ottimo italiano vista la sua permanenza a Torino. Mi spiega un sacco di cose sulla città e mi dice che di italiani in giro se ne vedono pochi; secondo lei perché abbiamo una brutta e ingiusta reputazione nei confronti del popolo albanese. Ne passano pochi ma quelli che passano sono speciali; e nei miei occhi, dice Alma si legge qualcosa di speciale. Parliamo seduti su un divano, sorseggiando un buon tè caldo e degustando un paio di biscotti allo zenzero. Poi lascio Alma e i il suo cane ed esco per conoscere Scutari. Sotto consiglio di Alma, raggiungo una casa rurale di circa 350 anni di età, in perfetto stile ottomano. Non c’è nessuna insegna che indichi l’edificio storico, ma un gentilissimo ragazzo del negozio accanto si accorge di me e mi aiuta contattando la signora che vive nella casa. Giovanni, entra con me nella casa per potermi tradurre tutto quello che la signora mi descrive e mi mostra della sua casa; diciamo che s’improvvisa per 20 minuti guida e traduttore. Cerco di offrire qualcosa a Giovanni per il suo servizio ma non c’è storia, per lui è stato un enorme piacere accompagnare un amico italiano appena conosciuto. Saluti il mio nuovo amico e mi dirigo verso il centro cittadino dove visto la moschea. C’è un gruppo di italiani ( forse di AVVENTURE NEL MONDO ) che sono diretti in Montenegro dopo la visita giornaliera di Scutari. I due minareti della moschea svettano nel centro cittadino, mentre l’interno è molto spoglio e non è comparabile con l’interno della più piccola situata a Tirana. Nei pressi della moschea, un monumento in onore dei partigiani e di Madre Teresa, adornano il giardino spoglio. Poco più ad est della moschea, la chiesa cattolica dedicata a San Francesco, è chiusa, mentre visito la chiesa ortodossa nei pressi della strada pedonale. Scutari, è una città che ha un forte legame con l’Italia, grazie soprattutto al fotografo Marubi, italiano trasferitosi nei primi anni dell’800 in terra albanese. Marubi, documenta con le sue foto la vita albanese rurale e grazie ai suoi eredi, hanno sviluppato nuove tecniche e studi fotografici.  Il museo, a lui dedicato, testimonia la vita e la cultura albanese di tempi passati. Faccio pranzo sulla pedonale con una insalata di pollo e faccio due chiacchere con un simpatico albanese che parla un ottimo italiano. Mi offre un caffè solo perché sono italiano e non capisco ancora se a tutte queste gentilezze ci siano dei secondi fini oppure no. Alla fine sarà solo ed unicamente tradotto in un'unica parola: OSPITALITA’. Dal centro cittadino, mi dirigo verso sud in direzione della fortezza RAZAFA. Impiego circa un’ora per raggiungere l’entrata del castello, situato alla confluenza di 3 fiumi: il DRINI, il KIRI e il BRUNA. Dal castello, si può godere di una bellissima vista sul lago di Scutari, i fiumi e le montagne del Montenegro. La città invece, si estende verso nord, ai piedi delle Alpi albanesi. Dedico circa un’oretta alla visita della fortezza, poi con un bus cittadino, rientro in centro e riesco a rientrare in ostello prima che inizi a piovere. E’ solo un temporale di passaggio e in meno di un’ora la situazione climatica si ristabilisce. A cena, esco per le strade di Scutari e assaggio un piatto tipico della regione: Peperoni ripieni con riso e cannella. Il cameriere, dopo avermi fatto pagare il conto, mi offre un’ulteriore birra e insieme guardiamo la disfatta juventini nei confronti del Real Madrid.

04 GIUGNO            DRISHTI VILLAGE – MESI BRIDGE

Sono rimasto un altro giorno a Scutari, per esplorare un poco i dintorni della regione. Dopo la prima colazione, mi avvio a piedi verso la periferie nord-est della città in direzione di Mesi, dov’è situato un antico ponte ottomano. Dopo circa mezz’ora di cammino, si ferma un furgone, il cui conducente mi chiede se voglio arrivare al ponte di Mesi. Accetto il passaggio e salgo. Lungo il tragitto, l’autista, mi spiega che lui proseguirà fino al villaggio di Drishti, e che se voglio, posso proseguire con lui per visitare le rovine di un castello in cima ad una collina. Mi faccio guidare dall’istinto e dal nuovo amico appena conosciuto e raggiungiamo in circa 20 minuti, dopo una strada dissestata il piccolo insediamento di Drishti. Mi incammino verso la vetta della collina, dov'è situato il castello in rovina, ma lungo la strada, incontro un ubriaco con la moglie. Inizia una conversazione paradossale, accompagnata da canti italiani che il tipo conosce molto bene. In cima alla collina, ci attende una piccola moschea e 4 case diroccate con i loro animali da cortile che scorrazzano per i campi. Ringrazio l’ubriaco e mi dirigo ancora più in alto, verso il castello. Ma dopo solo 5 minuti, vengo fermato da un pastore, che mi invita a prendere un caffè nella sua umile dimora. Non posso che accettare e abbandonare la visita al castello. L’unica stanza funge da cucina, camera da letto e salotto, e ci accomodiamo sul divano per sorseggiare il nostro caffè. Non potendo comunicare in nessuna lingua, il pastore chiama la moglie che parla un italiano basico e iniziamo una comunicazione a distanza. Mi dice che suo marito e sua suocera, sono felici di avermi in casa loro e che se voglio posso mangiare qualcosa. Però essendo periodo di ramadan, loro faranno solo da spettatori. Accetto molto volentieri e mangio con le mani un pasticcio di spaghetti, pollo e latte di pecora. Facciamo due foto ricordo e mi prometto che un giorno tornerò per riportare loro le foto. Saluto l’allegra coppia di pastori e torno indietro. Il mio CASTELLO l’ho trovato, prima di raggiungere la vetta della collina e quindi scendo verso Drishti e attendo un passaggio per Scutari. In attesa del furgon, vado al fiume, dove un gruppo di ragazzini fanno a gara per farmi vedere chi è il migliore nel tuffarsi dal ponte, poi, una bimba corre a chiamarmi, il mezzo diretto a Mesi sta partendo. Saliamo in 9 in un’auto station wagon e in 15 minuti raggiungiamo il ponte ottomano. Anche questa volta il passaggio è offerto dal conducente. Scendo al fiume per un bagno insieme ad un numeroso gruppo di albanesi, che sono qua a passare la domenica; ma soprattutto sono qua per sfuggire al caldo opprimente della città. Scambio due chiacchere con un signore di Tirana, in visita a dei parenti con i suoi due figli che non fanno altro che ripetermi in continuazione: WHERE FROM YOU ? Ottimo esempio di architettura ottomana, il ponte di Mesi è uno dei più importanti, rimasti in piedi, della regione balcanica. Risalgo fino alla strada, dove mi fermo ad aspettare un passaggio per rientrare in città. Al mio fianco c’è un trombettista, studente del conservatorio di Tirana, in attesa anche lui del furgon per Scutari. Dopo pochi minuti, passa un suo conoscente diretto in città, e ci fa salire insieme ai suoi figli nei sedili posteriori. Passo un paio d’ore a spasso per esplorare il sud della città, e poi mi fermo ad assaporare un buonissimo piatto di gamberoni accompagnati da dell’ottima birra: una cena perfetta.



05 GIUGNO           KOMAN LAKE –  GJONPEPAJ

Sveglia alle 5.30, si parte per il lago Koman e i suoi villaggi più nascosti. Il furgon mi passa a prendere all’ostello, e insieme a me c’è un gruppo di anziani francesi, diretti a Valbona. Dopo un paio d’ore di strada raggiungiamo il piccolo porto di Koman da dove partono i ferry. Ci sono tre tipi di imbarcazione: Il Rozafa Ferry, il Berishi Ferry e il mitico Dragobia Ferry, che non è altro un vecchio bus riadattato a solcare le acque del lago. C’è un folto gruppo di turisti in gruppo che si dividono tra il Rozafa e i Berishi, mentre io, unico fortunato, salgo sul Dragobia, insieme ad altre due famigliole albanesi. Il Dragobia, è l’unico mezzo che fa fermate intermedie ed io devo scendere nei pressi del villaggio Markaj dove dovrei incontrarmi con Kastriot, un amico di Alma, la signora dell’ostello di Scutari. Il lago artificiale di Koman è una delle attrazioni naturali più visitate dell’Albania, e se lo è, ci sarà pure un perché. La mia guida Bradt la paragona ad una crociera tra i fiordi norvegesi, ma nonostante non sia mai stato in Norvegia, il paragone mi sembra troppo ottimista. Lo spettacolo comunque merita davvero, con colline e montagne verdi incontaminate che scendono a picco sul lago, mentre in lontananza si avvistano le vette innevate delle Alpi albanesi. Meglio guardare in alto, perché di tanto in tanto è ben visibile il problema principale di questo Paese: I RIFIUTI. Navigando sul lago, è un peccato notare come da queste parti, non c’è assolutamente rispetto per la natura e migliaia di bottiglie di plastica, galleggiano sull’acqua. Nota negativa, che però non distrugge completamente la bella atmosfera che si respira da queste parti. Scendo a Markaj alle 11.45, dopo 2 ore e mezza di navigazione e naturalmente Kastriot non c’è ad aspettarmi. Ma mi ero già preparato ad ogni eventualità e sapendo che la sua casa si trova a circa 20 minuti di cammino verso Lekbibaj, mi incammino in compagnia di un simpatico albanese che non conosce neppure una parola di inglese. Percorriamo un’ottima strada costeggiando un fiume cristallino che penetra nella valle e mentre mi sto godendo lo spettacolo un’auto si ferma lungo la strada e ci accompagna al villaggio. Kastriot, mi aspetta ai bordi della strada con la sua nipotina Amelia. Mi accoglie con un BENVENUTO A CASA MIA in un italiano molto buono. Dalla strada principale, risaliamo un sentiero acciottolato su per la collina, e dopo 5 minuti raggiungiamo la casa di Kastriot ( Cehaja Guesthouse ). Immersa nel verde della collina, la bianca e incompleta casa di Kastriot, è una tipica abitazione di montagna con tanti animali che scorrazzano tra i piedi. La madre di Kastriot, mi riceve con un pasto caldo da consumare sulla terrazza con vista sulle Alpi albanesi. Appena terminiamo il pranzo, inizia a piovere; ne approfitto per una siesta in terrazza coperta, mentre al risveglio, Kastriot mi attende con i suoi strumenti a corda, pronto a mostrarmi le sue doti di musicista. Ascolto la musica tradizionale suonata solo per me, rilassandomi sotto una fine pioggerellina poi mentre il cielo si sta riaprendo, Kastriot mi suggerisce di uscire per un breve trekking ad uno dei villaggi situati tra le colline del Parco Nikaj Mertur. Partiamo in direzione di Gjonpepaj, situato a circa due ore di cammino dalla casa di Kastriot; il paesaggio è fantastico dopo la pioggia, con le nuvole a coprire e riscoprire le vette più alte del Parco. Dopo circa un’ora e 45 minuti raggiungiamo una piccola chiesetta dal tetto rosso, adagiata su una verde valle, ai piedi del villaggio. La cartolina è straordinaria, con le montagne a fare da cornice a questa fantastica natura. Rifiutiamo l’invito di una famiglia che ci offre un caffè, ma sono già le 19.00 e tra un’oretta sarà già buio. Rincasiamo giusto in tempo, sono le 20.40 e dopo una doccia con secchi di acqua tiepida, ceniamo tutti insieme in famiglia. Vado a letto presto visto quello che mi attende il giorno seguente: saliremo per un trekking di 8 ore fino alle Pietre di Merturj.

06 GIUGNO           TREKKING NIKAJ MERTUR NATIONAL PARK

Il giorno di oggi non me lo potrò mai scordare. Dopo il breve trekking al Monte Dajti e quello di ieri presso il villaggio di Gjonpepaj, oggi sarà un vero e proprio trekking di montagna.  Partiamo alle 8:30 per raggiungere le pietre di Merturi, una serie di vette tra i 1600 e il 1800 metri sul livello del mare. L'altezza non è molta, ma considerando che partiamo da 280 metri sul livello del mare, ci sarà di che divertirsi da queste parti. Le montagne salgono subito diritte verso il cielo, dopo aver lasciato la valle; sarà una mattinata veramente da non dimenticare. Dopo 2 ore e mezzo di ripida salita, attraverso centinaia e centinaia di castagni, raggiungiamo il primo passo, dove è situato un obelisco in onore delle vittime di guerra, cadute durante il conflitto tra Albania e Montenegro. Ci rilassiamo un po' per fare una piccola colazione e riposare le nostre gambe; da qui c'è solo da salire per due ore, fino alle Pietre di Merturi, dov'è situata una croce di legno. Ci arrampichiamo sempre di più, fino a raggiungere la prima vetta, situata a 1540 metri sul livello del mare. Qui facciamo sosta prolungata per un pranzo al sacco; naturalmente senza Kastriot non avrei mai potuto trovare la strada fino alle vette, ma per lui è solo un piacere e non si tira mai indietro, per un bellissimo trekking. Finito il pranzo ci rilassiamo una mezz'ora e poi continuiamo a salire fino a raggiungere la vetta più alta delle pietre di Merturi; da qui è possibile avere una vista a 360 gradi sull'intera regione da Thethi a Puka passando per Valbona e il Kosovo. Una vista eccezionale.  Sono le 3:15 quando iniziamo a scendere dal versante opposto delle pietre, con dei passaggi piuttosto complicati, soprattutto nella prima parte. Dopo circa due ore di discesa raggiungiamo una piccola casetta di montagna, dove un signore ci invita a bere dell'acqua; alla fine dovremmo bere anche del distillato per non offenderlo. Il Signore è arrivato da due giorni in alta montagna e passerà l'estate qui con la moglie e due nipoti. Con loro cento pecore 50 capre 10 vitelli ed un cavallo. Pieniamo le nostre bottiglie d'acqua non distillata naturalmente,  e ci incamminiamo per l'ultima ora di discesa. Lungo la strada incontriamo due amici che ci invitano ad andare a bere una birra a casa loro, ma chiedo cortesemente al mio compagno di rientrare a casa, perché ho assolutamente bisogno di una doccia e devo stendere le mie gambe. Sono le 19:15 quando finalmente riesco a rilassare le mie gambe sulla sdraio della terrazza; la discesa è stata più difficile della salita e le mie ginocchia sono state messe veramente a dura prova. Nonostante tutto lo rifarei anche domani,  per poter essere tutt'uno con la natura. Grazie di tutto Kastriot. Stasera un avvenimento rende la vita del villaggio un po' movimentato; l'elettricità non c'è. Si è verificato un guasto sulla linea e il generatore, situato a 100 metri più a valle della casa, non funziona. Dovrebbe fornire elettricità a 35 case del villaggio. Un gruppo di anziani, dopo una riunione,  hanno finalmente ricevuto dalla città di Bajram Currj un nuovo generatore. Ma il problema è portarlo dalla strada alla cabina, che è situato 25 metri più a monte della strada principale. In pochi minuti si radunano ben 32 persone che con uno sforzo tremendo riescono a portare il generatore alla cabina; impiegheranno un'ora abbondante. Alle 10:15, finalmente il villaggio di Tetaj ritorna alla normalità;  sono le 11:00 quando vado a letto, stanco della lunga giornata di trekking.



07 GIUGNO          LEKBIBAJ – BAJRAM-CURRI

Rimango in zona per un altro giorno, l'atmosfera da queste parti è veramente una favola e tra le tante cose che ancora non ho fatto, c'è un bel bagno nell'azzurro fiume Merturi. Faccio colazione con Kastriot con vista eccezionale e alle 8:45 ci incamminiamo verso il comune centrale di Lekbjbai.  Accompagno il mio amico infermiere alla clinica, dove ha una riunione di lavoro alle 9:30; per raggiungere il centro del villaggio ci vogliono circa 40 minuti di strada dalla casa e tutti i giorni, questo è il tragitto che fa Kastriot, per andare a lavorare. Senza parlare di quando deve andare per delle urgenze ai villaggi della regione, a volte cammina per 3-4 ore per andare a fare un iniezione agli abitanti dei piccoli villaggi. Ci diamo appuntamento alle 12:00 davanti alla clinica ed io, mi dedico ad esplorare il circondario di Lekbjbai. Sfortunatamente da queste parti, nessuno parla inglese né tanto meno italiano e gli incontri che faccio, sono una comica di gesta e parole incomprese.     Se in città non avevo avuto nessun problema,  qui nei villaggi del parco di Nikaj- Merturi trovare qualcuno con cui comunicare, è un po' difficile. Dopo circa tre ore di camminata tra le montagne, ritorno alla clinica, ma prima di ricongiungermi con Kastriot, mi fermo con suo fratello, che è appena uscito dalla scuola. Suo fratello maggiore è insegnante di chimica e mi invita ad un caffè in compagnia di due suoi colleghi; uno è l'insegnante di inglese della primaria e finalmente posso scambiare due chiacchiere con qualcuno. Naturalmente il caffè mi viene offerto e dopo 10 minuti ci raggiungono al bar Kastriot con la collega Elisa. Il mio amico mi dice di aspettarlo sul ciglio della strada; quando lo vedo ritornare con un'auto con targa inglese rimango al quanto stupito. L'auto gli è stata regalato dalla sorella che vive a Londra, ed è assolutamente priva di document;  ma sembra che all'interno del comune la possa utilizzare. Mi rassicura che comunque la prende solo per casi speciali,  come quello di oggi che vuole portarmi in città per farmela conoscere. Dopo il pranzo, ci dirigiamo verso Bajram-Curry fermandoci ogni qualvolta ci sia qualcosa da fotografare. La strada verso la città è stata ricavata lungo la parete di una montagna, e lo spettacolo è assicurato. Raggiungiamo Bajram-Curry dopo un'ora e facciamo una breve visita all’anonima città. Riesco finalmente ad offrire un caffè a Kastriot mentre ci raggiungono suo fratello con due amici;  sono appena usciti dalla scuola guida, avranno l'esame di teoria la prossima settimana, anche se hanno tutti oltre 25 anni.   Lungo la via del ritorno Kastriot lascia il volante al fratello, che ancora ha molta strada da fare per poter guidare un auto;  per quanto mi riguarda è assolutamente INAFFIDABILE. Alle 16:00, dopo più di un’ora di strada, mi faccio lasciare lungo il fiume Mercuri e dedico un paio d'ore ad un po' di relax sulla riva delle fredde acque del fiume. Rientro a casa alle 18:50 dopo un'altra bellissima giornata tra le montagne del Parco Nazionale Nikaj-Merturi. Stasera facciamo cena con tutta la famiglia, visto che è la mia ultima notte. Sono sincero: mi dispiace molto lasciare questi luoghi,  ma soprattutto mi mancheranno  Kastriot e la sua accogliente famiglia.

08 GIUGNO          KUKES 

Sveglia alle 4:35; devo assolutamente salire sull'unico furgone che passa per di qua alle 6:00 del mattino, in direzione della città Bajram Currj. Scendo e trovo tutta la famigliola ad attendermi per fare colazione insieme: yogurt con miele, pane e un ottimo te di montagna sono la mia ultima colazione nella Merturj Valley. Mi hanno preparato anche un po' di pane con formaggio e pomodori, da consumare durante il viaggio. Ringrazio calorosamente e mi incammino verso valle, lungo il sentiero che porta alla strada principale. Il furgone passa alle 6:15 e in 50 minuti raggiungo la città, se così si può chiamare l'insediamento di Bajram Currj. Raggiungo la parte alta dove partono i furgoni in direzione di Tirana e vengo a conoscenza che  il prossimo, parte alle ore 8:00. Lascio lo zaino sul furgone e mi siedo al bar per un caffè approfittando del Wi-Fi, giusto  per dare notizie a casa, dopo tre giorni di isolamento. Alle 8.00 in punto si parte e dopo soli 30 minuti entriamo in territorio kosovaro. Anche se questa regione sud-occidentale del Paese sembra non sentirti troppo in linea con il proprio governo. Dopo un'ora di strada sul territorio kosovaro riesco ad intravedere una misera bandiera giallo e blu con le stelle e il profilo del paese, per il resto solo bandiere rosse con l'aquila nera dell'Albania; da queste parti è sempre stato un grosso problema delineare i confini tra uno stato e l'altro, e sembra che i problemi continuino ancora. Il passaggio di frontiere per un comunitario europeo, se non ci si ferma in Kosovo, è del tutto inesistente, non ti considera nessuno, mentre gli albanesi devono mostrare i loro documenti. Nessun problema,  ci pensa l'autista che sbriga il tutto in cinque minuti. Alle 10:45 il furgone mi lascia lungo la superstrada che passa sotto la città, giusto nei pressi di una scala di ferro, che conduce al centro di Kukes. Una simpatica ragazza con il velo, attende il mio passaggio, poi quando gli sguardi si incontrano, mi chiede da dove vengo. Scambiamo due parole e mi consiglia un piccolo alberghetto a pochi passi dalla stazione di polizia;  le tendo la mano per ringraziarla e mi sento subito un idiota quando al posto di darmi la mano mi sento dire: I am not aloud to give you my hand. Mi saluta comunque con un bel sorriso e un caloroso Welcome to Kukes. Raggiungo l'hotel e un'anziana megera in vestaglia celeste, mi accoglie per mostrarmi la mia camera. La comunicazione si svolge a gesti, e solo dopo aver scritto su un foglio, capisco che l'acqua per la doccia arriverà alle ore 12:00. Kukes non ha molto da offrire al viaggiatore, ma è situata sulle sponde di un lago alla confluenza dei fiumi Black Drini e White Drini. A sud- est della città, è possibile ammirare la grandezza del Monte Gjiallica, che svetta con i suoi 2500 metri. La città è famosa per aver accolto più di 500 mila rifugiati kosovari, sfuggiti alla pulizia etnica, imposta dal serbo Slobodan Milosevic e tra il 1998 e il 1999 la città fu base delle organizzazioni internazionali e sede della Nato per risolvere il delicato problema dell'esodo kosovaro. Un museo nei pressi della piazza principale, ne ricorda le atrocità mentre la torre che ospita il museo è un ottimo modo per ammirare la città dall'alto; da segnalare che neppure l'addetto al museo,  parla inglese. Girovagando per la città, alcuni edifici coloratissimi è una bellissima e nuova passeggiata con vista lago, allietano il mio pomeriggio, mentre a nord della città è  possibile vedere un bunker tra degli alberi di pini e un edificio socialista che ospita radio Kukes.  Fermarsi per il tramonto, in uno dei bar della Promenade, mostra come gli albanesi trascorrono la loro serata a passeggio, in attesa della cena. Forse non mi sono capito bene con la Megera, ma questa sera la doccia sarà fredda.



09 GIUGNO         DURAZZO

Anche questa mattina mi sveglio molto presto, sono le 5:30 e non riuscendo a riprendere sonno, impacchetto la mia roba e mi metto in strada. Raggiungo la zona dei furgoni e mi dicono che il bus per Durazzo partirà alle 8:00. Dopo furgoni, macchine stracariche di persone e muli con carretti, finalmente un mezzo di trasporto inusuale per il paese: un semplice autobus. Faccio colazione in un bar nei pressi della stazione e attendo la partenza verso la mia prossima destinazione.  Il bus parte in perfetto orario e la strada che separa Kukes alla costa è una ferita in mezzo alle montagne della regione del nord. E’ una nuova autostrada che collega il Kosovo, con il porto di Durazzo in meno di 3 ore. Infatti, alle 10:30 sono alla stazione centrale di Durazzo e in 10 minuti raggiungo l’ostello Durrës. Situato al lato della piazza centrale, è senza dubbio una buona scelta. Leggermente più caro rispetto agli altri alloggi è comunque accogliente e ben organizzato. Dopo aver sistemato la mia roba, lascio l'ostello in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Nei pressi del grande mercato ortofrutticolo, trovo dei semplici locali, che offrono a buon mercato, degli ottimi birek: torte di pasta sfoglia ripieni di spinaci o carne. Visto che non chiedo nulla da bere mi viene offerto un bicchiere di yogurt da accompagnare al mio pranzo, ringrazio il gentile gestore e mi immergo nel coloratissimo mercato. Inizio poi ad esplorare la città passando prima per il Forum e il Roman bath. Ma naturalmente, abituati alle nostre bellezze, non si può certo rimanere a bocca aperta per alcune colonne romane. Partecipo per qualche minuto, alla preghiera del venerdì insieme ai Pellegrini, riunitasi nella moschea che domina la piazza principale;  da qui un dedalo di vie risalgono la collina e raggiungo un punto panoramico, da dove si può ammirare la città a 360 gradi. Fa molto caldo e quindi decido di scendere verso la Promenade dirigendomi verso nord-ovest in cerca di una spiaggetta. Mi fermo nei pressi di una spiaggia conosciuta con il nome di West End e mi rilasso per un paio d'ore. Una lunga passeggiata, mi riporta in centro, dove visito l'anfiteatro e finalmente mi siedo per una birra ad osservare il viavai cittadino, nell'ora del tramonto. La piazza principale è invasa da bambini che giocano tra di loro con il pallone.  Faccio una passeggiata notturna fino al molo, dove sono attraccate le navi in partenza per l'Italia: Bari è a sole 8 ore di navigazione. Per strada, mi fermo a bere un'ultima birra nei pressi del luna park, dove le famiglie albanesi passano le loro serate estive in compagnia dei loro bambini.

10 GIUGNO         KRUJA

Ultimo giorno disponibile per conosce ancora un pezzo di Albania. Sì, infatti domani mattina avrò giusto il tempo di fare colazione e salire sulla navetta delle 9:30, per raggiungere l'aeroporto di Tirana. Faccio colazione in ostello insieme ad altri tre ospiti e poi mi dirigo verso la stazione dei bus. I furgoni per Kruja però, non partono da qua, devo raggiungere il crocevia tra Ruga Adria e Krisaq Rama, dove ci sono già un paio di furgoni in partenza. Faccio in tempo a salire su quello di fronte, che l'autista è già pronto per partire. Impieghiamo circa 45 minuti per raggiungere Frushe Kruja, la cittadina ai piedi della collina, da dove partono continuamente furgoni per Kruja. Dopo una serie di curve e poco più di 15 minuti scendiamo nei pressi della piazza principale di Kruja, dove sono in atto lavori di restaurazione. Raggiungo per prima cosa la moschea, dove un giovane Iman mi invita ad entrare; qua l'influenza Sufi si nota maggiormente e il legno fa da padrone nell'architettura degli edifici di questa cittadina. Peccato per le nuove costruzioni che squarciano il cielo, ostruendo la bella vista sulle montagne sovrastanti. Attraverso il piccolo Bazar e non resisto a qualche acquisto, poi, pian piano risalgo la collina, fino a raggiungere il Castello dove, un paio di musei, alcune abitazioni e una vecchia moschea attirano la mia attenzione. All'interno della vecchia moschea sono visibili i resti di magnifiche pitture ottomane e dopo un paio di ore in giro per il castello mi fermo a consumare un leggero pranzo nei pressi del Bazar.  Poi risalgo ancora la collina ed incontro per puro caso il furgone che rientra a Frushe; salgo  al volo e scendiamo fino a valle. Un piccolo mercato attrae la mia attenzione e prima di salire sul furgone in direzione di Durazzo esploro le vie polverose del mercato; acquisto qualche frutto per il pomeriggio e salgo sul nuovissimo Mercedes che mi porterà di nuovo sulla costa. Non appena scendo dal furgone prendo al volo un bus cittadino per Golem e mi dirigo verso le spiagge del sud, dove mi rilasso per le mie ultime ore in terra albanese. Faccio il bagno nell’anonimo Adriatico e dopo aver bevuto una birra fredda rientro in città. Stasera esco con un simpatico tedesco, professore di lingua spagnola, con lui ci dirigiamo verso il lungomare dove mangiamo una crepe salata e ammiriamo il passeggio serale delle famiglie albanesi. Prima di andare a letto mostro al tedesco dove poter mangiare degli ottimi Birek e ne approfittiamo per un'altra birra; rientriamo in ostello alle 23:30 e mi ritiro nella mia stanza..

11 GIUGNO       DURAZZO – PERUGIA

Sveglia alle 8:00 in punto, preparo con calma il mio zaino e scendo per la colazione. Ringrazio lo staff dell'ostello, per l'accoglienza e per le indicazioni,  poi esco in direzione della Stazione dei bus. Quello diretto  all'aeroporto è in perfetto orario; sono le 9:30 e in un'ora raggiungiamo Rinas,  dov'è situato l'aeroporto internazionale Nena Teresa. Qualche piccolo problema con alcuni passeggeri durante il check-in, ritardano le procedure aeroportuali ma fortunatamente partiamo con solo 10 minuti di ritardo, in direzione di Perugia. Lo spettacolo che offre la costa montenegrina e quella croata mi accompagna  per i primi 30 minuti di volo, per poi prepararmi all'atterraggio. Ad aspettarmi a Perugia c'è Elisa, che mi accompagna a casa dopo 11 giorni spesi in terra albanese.



domenica 1 ottobre 2017

LA CANCION DE LOS DESAPARECIDOS

+43
VOCI PER IL MESSICO E I SUOI DESAPARECIDOS




Repitamos sus nombres.
Carlos, Cesar, Felipe, Marco Antonio...
que las generaciones venideras
no olviden esta enfamia.
Pasemos lista, una y otra vez,
Alexander, Saùl, José Eduardo...
para corroborar que siguen todos.
Adàn, Bernardo, Benjamìn, Antonio...
Que no nos falte voz para gritar sus nombres.

Vivos se los llevaron y vivos los quieremos.

Magdaleno, Jesùs, Jonàs, Luis Angèl...
Hablemos en presentede sus cosas.
Digamos, por ejemplo, que Israel
arregla bicicletao maquinaria agrìcola,
que Jorge Anìbal sueña ayudar a los pobres,
que Josè Angèl va
este domingo al fùtbol,
que escribe Julio Cèsar su diario
y lleva su morral colgado al hombro

 Vivos se los llevaron y vivos los quieremos.

Aprendamos sus nombres
Carlos Ivàn, Josè Luis, Jhosivani
Emiliano, Marcial, Giovanni, Dorian...
Porque si los llamamos, uno a uno,
regresèran a casa o a la escuela.
Abelardo, Mauricio, Leonel, Jorge,
Abel, Christian, Cutberto y Everardo
volveràn a canta con Miguel Angel
al calor de sus verso y su guitarra
la canciòn de los desaparecidos. 


Vivos se los llevaron y vivos los quieremos.


KATTY PARRA
España 

 
 

martedì 11 luglio 2017

VIAGGIATORI IN TOSCANA


#TUSCANY
 Certe persone segnano la tua vita, altre la modificano, altre ancora fanno si che i tuoi sogni si realizzano ed altre sono semplicemente dei grandi amici, con cui condividere del bellissimo tempo insieme. 
Il fine settimana scorso è stato l'occasione per rafforzare vecchie amicizie e per mostrare la mia bellissima terra a chi non aveva ancora avuto l'occasione di conoscerla.
E' stato un piacere avervi tutti quanti qua a casa nostra; sperando di cuore di potervi rivedere al più presto, auguro a tutti voi dei bellissimi viaggi.